giovedì 17 febbraio 2011

Senza titolo

SENZA TITOLO

Il grumo che aveva bloccato le sabbie del mio tempo
va sgretolandosi.
Lo sento fuggire mentre la Fatal Germana
già avvia le sue dita
(scheletriche dita)
al mortal àbaco.
Sorride.
D'un macabro sorriso
a spronar la mia corsa fugace.
Che lì arrivero anch'io,
un ignoto domani.
Ed aprirò la giara...
...delle promesse effettuate
...delle azioni compiute
...dei sogni avveratisi
...degli incubi concretizzatisi.
Ma Fratello Rimorso e Fratello Rimpianto,
io no,
quel giorno
io non avrò ancora seppellito nostra sorella,
la sempreverde Speranza.

mercoledì 16 febbraio 2011

Caurri

CAURRI

Quel dì tardivo
calpestasti la sassosa patria
di chi fa del lottar pelagico
il suo diuturno quotidiano.

Caurri.

Resterà la tua eterea impronta
a ricordar loro
della tua mesta mirada.

Lì ti incontrai,
Vergine senza peccati.
Cosa sei?
Sete, ambrosia o acqua, lungo il mio cammino?

martedì 15 febbraio 2011

Soledades - XI

SOLEDADES (XI) - Antonio Machado

Yo voy soñando caminos
de la tarde. ¡Las colinas
doradas, los verdes pinos,
las polvorientas encinas!...
¿Adónde el camino irá?
Yo voy cantando, viajero
a lo largo del sendero...
-La tarde cayendo está-.
"En el corazón tenía
la espina de una pasión;
logré arrancármela un día:
ya no siento el corazón."

Y todo el campo un momento
se queda, mudo y sombrío,
meditando. Suena el viento
en los álamos del río.

La tarde más se oscurece;
y el camino que serpea
y débilmente blanquea,
se enturbia y desaparece.

Mi cantar vuelve a plañir:
"Aguda espina dorada,
quién te pudiera sentir
en el corazón clavada".

TRADUZIONE

Vado sognando cammini del pomeriggio. Le colline dorate, i verdi pini, le polverose quercie!... Verso dove andrà il cammino? Vado cantando, viaggiatore lungo il sentiero... -Il pomeriggio sta cadendo-

"Nel cuore avevo la spina di una passione: riuscii a sradicarmela un giorno: già non sento il cuore."

E tutto il campo un momento rimane, muto e cupo, meditando. Suona il vento nei pioppi del fiume.

Il pomeriggio si oscura di più; e il cammino che serpeggia e debolmente biancheggia si intorbidisce e sparisce.

Il mio cantare torna a gemere: "Acuta spina dorata, chi ti potrebbe sentire piantata nel cuore!"

Soledades - II

SOLEDADES (II) - Antonio Machado


He andado muchos caminos,

he abierto muchas veredas;

he navegado en cien mares,

y atracado en cien riberas.


En todas partes he visto

caravanas de tristeza,

soberbios y melancólicos

borrachos de sombra negra,


y pedantones al paño

que miran, callan, y piensan

que saben, porque no beben

el vino de las tabernas.


Mala gente que camina

y va apestando la tierra…


Y en todas partes he visto

gentes que danzan o juegan,

cuando pueden, y laboran

sus cuatro palmos de tierra.


Nunca, si llegan a un sitio,

preguntan adónde llegan.

Cuando caminan, cabalgan

a lomos de mula vieja,


y no conocen la prisa

ni aun en los días de fiesta.

Donde hay vino, beben vino;

donde no hay vino, agua fresca.


Son buenas gentes que viven,

laboran, pasan y sueñan,

y en un día como tantos,

descansan bajo la tierra.


TRADUZIONE

Ho camminato per molti cammini, ho aperto molti sentieri; ho navigato in cento mari, ho attraccato in cento rive.

Dappertutto ho visto caravane di tristezza, superbi e malinconici ubriachi d'ombra nera e saccentoni al panno che guardano, tacciono, e pensano di sapere, perché non bevono il vino delle taverne.

Brutta gente che cammina e appesta la terra...

E dappertutto ho visto genti che danzano o giocando, quando possono, e lavorano i loro quattro palmi di terreno.

Mai, se arrivano in un posto, chiedono dove arrivano. Quando camminano, cavalcano il grippone della vecchia mula, e non conoscono la fretta nemmeno nei giorni di festa. Dove c'è vino, bevono vino; dove non c'è vino, l'acqua fresca.

Sono buone genti che vivono, lavorano, passano e sognano, e un giorno come tanti, riposano sotto la terra.

lunedì 18 ottobre 2010

L'odio

Demanaren a l'amic de qui era. Respongué: -D'odi. - De què estàs fet? - D'odi. - Qui t'ha engendrat? - L'odi. - On nasqueres? - En odi - Qui t'ha nodrit? - Odi. - De què vius? -D'odi. -Quin nom tens? - Odi. - Tens cap altra cosa que l'odi? Respongué: -Sí, l'amor que de vegades em fa confondre el nom de les coses.

[Josep Manuel Esteve]


TRAD: Domandarono all'amico di chi era. Rispose: -D'odio. - Di che sei fatto? - D'odio. - Chi ti ha generato? - L'odio. - Dove nascesti? - In odio. - Chi ti ha nutrito? - Odio. - Di che vivi? - D'odio. - Che nome hai? - Odio. - Non hai nient'altro che l'odio? Rispose: - Sí, l'amore che a volte mi fa confondere il nome delle cose.

martedì 12 ottobre 2010

Pou

Pou de Antònia Arbona

A cada graó de la nostra existència hi ha un buit,
Libitina, un abisme per a esmicolar-hi els gestos
ferraterians i estotjar-los en el calaix de la memòria
o en el pou dels records. La lenta corriola del passat
els fa surar dins l'aigua tèrbola i negra. La teva vida
és un rebobinar constant de fets tràgics. Com Fedra o
Antígona.


Has estimbat els records més enllà del límit del buit,
i ara en el fons del pou no hi veus ningú. Sembla la història
de les Danaides. T'han dit que el Minotaure és el monstre
interior, la teva consciència, però ningú no t'ha avisat
que en aquest laberint intern sempre hi vessen,

emmirallades dins el pou, les conques buides dels teus ulls.







lunedì 11 ottobre 2010

Il passero solitario


Il passero solitario di Giacomo Leopardi

D’in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno;
Ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
Sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de’ provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch’omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s’allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell’aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all’altrui core,
E lor fia vòto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest’anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.